Michele Altana nasce a Cesena (FC) il 16 ottobre 1971.
Trascorre un infanzia all’insegna del solipsismo più esasperato e percepisce la marginalità della propria condizione umana.
Si rifugia nella lettura in tenerissima età divorando romanzi d’avventura di autori italiani e stranieri attingendo dalla non trascurabile libreria di tascabili economici del padre, un agente della polizia giudiziaria emigrato dalla Sardegna cintura nera di judo, un uomo dalla tempra rigida non incline al compromesso.
La madre , casalinga bolognese proveniente da una famiglia contadina, è una cattolica devota e bigotta che soffre di un profondo senso di inferiorità sociale e culturale nei confronti della benestante classe media locale…
Gli anni dell’ adolescenza portano nella monotonia esistenziale del giovane aspirante don Chisciotte una ventata di ribellione nei confronti della figura paterna, della scuola, della chiesa e di qualsiasi forma di ordine istituzionalizzato. Emerge una tendenza sempre più spiccata a comportamenti anarchici ed anticonformisti che portano ad uno scontro aperto con tutta la realtà di una piccola cittadina di provincia costituita principalmente da contadini arricchiti benpensanti e apertamente reazionari. Sono gli anni della ribellione per la ribellione e si traducono in una carriera scolastica travagliata che sfocierà nell’ allontanamento del soggetto in questione dal liceo scientifico locale deciso dal consiglio d’ istituto riunito appositamente per discutere del caso .
Il diploma di scuola superiore verrà conseguito solo a 21 anni in qualità di studente privatista e autodidatta, dopo il servizio militare ed un anno di emigrazione in Germania…e sarà una soluzione di ripiego per consentire il proseguimento della propria carriera scolastica: assistente di comunità infantile…
All’ università sceglie di iscriversi a Storia Contemporanea. L’ ingenua matricola crede finalmente di poter voltare pagina e di aver trovato l’ambiente e le modalità adatte per realizzare i suoi ideali di egualitarismo sociale e fratellanza universale. Il risveglio sarà amaro e lo porterà ad abbandonare gli studi a 2 esami dal conseguimento della laurea.
Durante il penultimo anno di università avviene l’incontro con il mondo del lavoro vero e proprio prima frequentato solo con attività stagionali e contratti saltuari rivolti al finanziamento dei propri studi e dei primi viaggi per l’ Europa. Paradigma del caso italiano la modalità dell’ ingresso nello specifico campo professionale: la coaptazione avviene tramite uno dei migliori amici dell’ adolescenza ,l’ allora direttore tecnico della principale compagnia di teatro di ricerca in Italia. Incomincia un percorso irto di ostacoli ma inizialmente pieno di fascino e di scoperta. Si lavora senza tregua e con dedizione assoluta in un ambiente, che si potrebbe collocare per comportamenti e mentalità, tra le sette dei catecumeni durante le persecuzioni dei cristiani nell’ impero romano e le cellule maoiste durante la rivoluzione culturale. I viaggi in Europa e negli altri continenti diventano frequenti e il modesto operaio dell’ arte prova sulla propria pelle l’ alienazione degli aeroporti e delle catene d’albergo internazionali. L’ esperienza si chiude in modo patetico e tragico dopo 5 anni seguendo l’usuale copione: lo scontro cruento finale tra il discepolo ed il grande maestro nel quale il soggetto più debole si fa schiacciare all’angolo subendo supinamente la tradizionale dialettica servo-padrone di hegeliana memoria.
Inizia un percorso di avvicinamento al teatro istituzionale fatto di contratti a termine e di lavori al soldo di fantomatiche cooperative di servizio, un modo elegante per definire il più basso caporalato e lo sfruttamento di manodopera secondo le vigenti leggi italiane. Nel 2006 durante un festival internazionale estivo il ribelle solitario riesce ad ingraziarsi il direttore tecnico di una importante compagnia d’ opera inglese e dopo pochi mesi lascia l’ Italia per stabilirsi nel nord della terra di albione non distante dal muro di Adriano nella speranza di migliorare la propria condizione socio-economica e la stima di sé…